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24 Giugno 2025

I sintomi della disbiosi intestinale: come riconoscerli

I sintomi della disbiosi intestinale possono essere molto variabili e non sempre riconducibili immediatamente a un problema intestinale. Spesso si tratta di disturbi cronici o ricorrenti che, se non inquadrati correttamente, possono compromettere la qualità di vita.

La disbiosi intestinale (anche chiamata dismicrobismo intestinale) è una condizione in cui l’equilibrio del microbiota intestinale viene alterato, portando a una predominanza di microrganismi “negativi” rispetto a quelli benefici.

L’intestino ospita miliardi di batteri che svolgono funzioni fondamentali per la salute, dalla digestione dei nutrienti alla regolazione del sistema immunitario: quando questa flora batterica viene compromessa, si possono manifestare disturbi di varia natura, spesso subdoli e apparentemente scollegati tra loro.

Che cos’è il microbiota intestinale

Il microbiota intestinale è l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino umano. In condizioni normali, il microbiota è in equilibrio (eubiosi) e svolge funzioni importanti:

  • aiuta la digestione;
  • produce vitamine, come la vitamina K e alcune del gruppo B;
  • protegge dalle infezioni;
  • modula la risposta immunitaria;
  • regola l’infiammazione sistemica.

Quando questo equilibrio viene alterato da fattori esterni o interni, si entra in uno stato di disbiosi, che può manifestarsi con diversi disturbi, sia a livello intestinale sia sistemico.

Sintomi della disbiosi intestinale

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I sintomi della disbiosi intestinale possono essere molto variabili e non sempre riconducibili immediatamente a un problema intestinale. Spesso si tratta di disturbi cronici o ricorrenti che, se non inquadrati correttamente, possono compromettere la qualità di vita.

Gonfiore e meteorismo

Uno dei sintomi più comuni è la sensazione di gonfiore addominale, spesso accompagnata da accumulo di gas (meteorismo), tensione addominale e flatulenza.

Questo avviene perché i batteri intestinali alterati fermentano in modo anomalo i residui alimentari, generando eccesso di gas.

Alterazioni dell’alvo

La disbiosi può causare stipsi, diarrea o un’alternanza tra le due.

Questi disturbi si verificano perché i batteri influenzano la motilità intestinale e la consistenza delle feci.

In alcuni casi si osserva anche la presenza di muco nelle feci o evacuazioni incomplete.

Dolore addominale e crampi

I pazienti con disbiosi riferiscono frequentemente dolori addominali ricorrenti, soprattutto nella parte inferiore dell’addome.

I crampi possono comparire dopo i pasti o in seguito a stimoli emotivi.

Difficoltà digestive

Anche la digestione può risultare compromessa: nausea, pesantezza postprandiale, eruttazioni frequenti e senso di sazietà precoce possono derivare da uno squilibrio del microbiota che altera i tempi di transito e la produzione di enzimi digestivi.

Sintomi extraintestinali

Non tutti i sintomi della disbiosi si manifestano a livello gastrointestinale. Alcuni segnali possono comparire anche lontano dall’intestino, rendendo la diagnosi più difficile:

  • stanchezza cronica, mancanza di energia;
  • cefalee o emicranie ricorrenti;
  • alterazioni dell’umore, come irritabilità, ansia o lieve depressione;
  • disturbi del sonno;
  • problemi cutanei, come acne, dermatiti o eczema;
  • alitosi persistente, anche con una buona igiene orale;
  • infezioni ricorrenti (candidosi, cistiti), legate a una riduzione delle difese immunitarie.

Intolleranze alimentari

Un microbiota alterato può aumentare la permeabilità intestinale, favorendo lo sviluppo di intolleranze o reazioni infiammatorie a cibi prima ben tollerati.

Il risultato può essere un peggioramento dei sintomi dopo l’assunzione di glutine, lattosio o altri alimenti.

Cause di disbiosi intestinale

Le alterazioni del microbiota possono essere causate da diversi fattori, quali:

  • dieta squilibrata, povera di fibre e ricca di zuccheri o grassi saturi;
  • uso prolungato di antibiotici, antiacidi o lassativi;
  • infezioni gastrointestinali;
  • stress cronico;
  • patologie infiammatorie intestinali;
  • interventi chirurgici;
  • terapie oncologiche;
  • variazioni ormonali o immunitarie.

Molte di queste cause sono comuni nella popolazione generale, il che spiega la crescente incidenza dei disturbi associati alla disbiosi.

Quando sospettare una disbiosi

La presenza di uno o più sintomi tra quelli descritti, in particolare se persistenti o recidivanti, può far sospettare uno stato di disbiosi. È importante non sottovalutare questi segnali, anche se non gravi, perché potrebbero essere la spia di un’alterazione dell’equilibrio intestinale.

La diagnosi può avvenire attraverso una visita gastroenterologica o nutrizionale, spesso accompagnata da:

  • anamnesi approfondita;
  • analisi del microbiota intestinale (coprocolture o test sul DNA batterico);
  • esami del sangue per valutare infiammazione o carenze nutrizionali;
  • esami delle feci, per verificare eventuali infezioni o malassorbimento.

Come trattare la disbiosi

Il trattamento della disbiosi non è universale, ma personalizzato in base alla causa e alla gravità del quadro clinico.

Il primo intervento è spesso dietetico.

Vanno eliminati o ridotti:

  • zuccheri raffinati e alimenti ultra-processati;
  • latticini, in caso di intolleranza;
  • lieviti, in caso di candidosi intestinale.

È necessario, invece, consumare fibre prebiotiche (come verdure, legumi, cereali integrali) e alimenti fermentati (yogurt, kefir, crauti).

La dieta, ad ogni modo, deve essere varia e bilanciata, in modo da favorire la diversità batterica.

L’uso di probiotici specifici, inoltre, può aiutare a ripristinare l’equilibrio del microbiota.

Vanno scelti su consiglio medico, perché non tutti i ceppi sono uguali e vanno adattati al tipo di disbiosi.

In alcuni casi si ricorre anche a enzimi digestivi, prebiotici, acidi grassi a catena corta o glutammina, a seconda del quadro clinico.

In aggiunta, può essere utile:

  • praticare attività fisica moderata, che aiuta la motilità intestinale e il benessere generale;
  • sospendere o sostituire i farmaci che possono peggiorare la flora batterica (sotto indicazione medica).

In alcune circostanze può essere utile l’idrocolonterapia: il ricorso al trattamento in questione, tuttavia, deve essere valutato dal medico, in quanto in alcuni casi può presentare delle controindicazioni.